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Fotografia

La città dei Misteri

A Campobasso uno degli eventi più sentiti è la processione del Corpus Domini (o processione dei Misteri), unica nel suo genere e orgogliosamente partecipata da tutta la popolazione.  Si tratta di 13 carri (i cosiddetti “ingegni”) che vennero commissionati a Paolo Saverio Di Zinno per la rappresentazione di scene religiose. Ogni Mistero è costituito da una pedana di legno dalla quale si erge una struttura in ferro e acciaio che si sviluppa in verticale e che, attraverso un complicato sistema di imbracature, blocca i bambini facendoli sembrare totalmente sospese in aria. Tutto inizia ben presto la domenica mattina del Corpus Domini con la vestizione e la sistemazione dei bambini sugli ingegni, poi, dopo la Messa e la benedizione, la lunga sfilata per le strade della città. Ogni ingegno, di notevole peso, è rigorosamente portato a spalla ed è popolato di angeli, diavoli, Santi e Madonne.  E’ così che Campobasso diventa la città dei Misteri.

Biografia di Gianna Piano

Mi chiamo Gianna Piano e racconto la mia vita attraverso le mie poesie e le mie fotografie. Non amo le definizioni e per questo dico che scrivo poesie ma non sono una scrittrice così come scatto fotografie ma non sono una fotografa. Tutto questo per dire che ciò che faccio rappresenta liberamente il mio modo di vedere e di percepire il mondo, il mio canale di comunicazione con gli altri ma non il mio lavoro.

Ho iniziato a fotografare tanto tempo fa, quando il digitale ancora non era stato inventato. Avvertivo il limite delle parole, avevo bisogno di un linguaggio complementare alla poesia e, per varie vicissitudini, sono approdata alla fotografia. La prima volta che ho visto apparire l’immagine su un foglio di carta a bagno negli acidi è stato un colpo di fulmine, un momento magico.

La fotografia mi ha regalato delle emozioni incredibili: spesso giravo con la macchina fotografica al collo (all’inizio una spartanissima Zenith acquistata sulla bancarella, poi la Leica, la Holga) tornando a casa senza nemmeno uno scatto ma con l’entusiasmo di avere “visto” cose nuove che pure erano state sempre lì, sotto i miei occhi, ma che avevo attraversato incosciente e inconsapevole come una sonnambula. La fotografia mi ha regalato il dono preziosissimo di cambiare prospettiva e così guardare, andare a fondo, è diventato il mio modo di vivere.

Attraverso la fotografia sono stata palombara di me stessa, gli autoritratti ora come allora, sono serviti, insieme alla parola ad indagarmi, scoprirmi, nascondermi a restituirmi immagini anche crude di me stessa ed è per questo che mai potrò considerarli dei banalissimi selfie.

IN RILIEVO